IDROLOGIA
Home / Osservatorio Permanente / Idrologia
Un sistema idrologico complesso e altamente variabile
Il Distretto del fiume Po ospita il più articolato sistema idrografico italiano, nel quale le dinamiche di afflusso, deflusso e stoccaggio della risorsa idrica presentano variazioni significative nello spazio e nel tempo. Le analisi idrologiche condotte negli ultimi anni consentono oggi una rappresentazione dettagliata dei processi che regolano la disponibilità idrica, evidenziando anche le aree più esposte a condizioni di scarsità.
Il distretto è caratterizzato dalla presenza di:
- un vasto reticolo naturale di fiumi e torrenti,
- invasi e laghi regolati,
- zone montane in cui la neve costituisce un importante serbatoio naturale della risorsa.
Questi elementi concorrono a definire un regime idrologico complesso, soggetto a rapide e intense variazioni.
Sulla base dei dati storici, gli afflussi idrici annui nel Distretto del Po (1991–2020) si attestano intorno a 88 miliardi di m³. Questo valore rappresenta la quota trasformata in acqua meteorica disponibile a bacino, ma la quantità realmente utile per i corsi d’acqua è molto variabile.
Gli anni recenti mostrano oscillazioni molto pronunciate: nel 2014 sono piovuti oltre 120 miliardi di m³, mentre nel 2022 è stato registrato un nuovo minimo storico con appena 55,7 miliardi di m³, inferiore persino al 2017.
Questi sbalzi si riflettono direttamente sulla produzione di deflusso, con diminuzioni particolarmente accentuate durante la stagione irrigua (aprile–settembre).
Nel grafico viene mostrato l’andamento delle portate giornaliere in corrispondenza delle principali sezioni di Po (Piacenza, Cremona, Boretto, Borgoforte e Pontelagoscuro).
Ai fini degli adempimenti previsti dalla Direttiva Alluvioni 2007/60/CE, il Distretto è suddiviso in Unità di Gestione (UoM – Unit of Management), che corrispondono alle Sub Unit definite dalla Direttiva Acque 2000/60/CE. Nella dashboard a destra è rappresentato l’andamento, dal 1961 a oggi, dei volumi cumulati di afflusso per ciascuna UoM.
Un sistema idrologico complesso e altamente variabile.
Deflussi fluviali: segnali di progressiva riduzione
L’evoluzione dei deflussi nel fiume Po e nei suoi principali affluenti evidenzia un trend complessivamente decrescente nel lungo periodo.

Andamento dei deflussi alla sezione di chiusura del bacino nel 2003, 2022 e andamento medio nel periodo di riferimento 1991-2020
La sezione di Pontelagoscuro, punto di chiusura del bacino, è un indicatore cruciale dello stato idrologico distrettuale. Le analisi condotte mostrano un abbassamento delle portate medie stagionali, un frequente superamento verso il basso delle portate di magra ordinaria e una maggiore durata dei periodi con portate molto ridotte.
Nel 2022, anno particolarmente critico, sono stati registrati in corrispondenza della sezione di chiusura di Pontelagoscuro:
- 103 giorni con portata inferiore a 450 m³/s, valore minimo necessario a limitare l’intrusione salina nel delta;
- una portata minima record di 104 m³/s (24 luglio)
Questa condizione ha contribuito alla risalita del cuneo salino fino a 40 km nel ramo di Po di Goro, con impatti sulle derivazioni idropotabili e sull’equilibrio degli ecosistemi deltizi.
Per valutare in modo sintetico l’intensità e la persistenza delle condizioni di scarsità idrica, in corrispondenza delle principali sezioni del Fiume Po, è stato calcolato lo SFI – Standardized Flow Index, un indice che quantifica l’anomalia dei deflussi rispetto al comportamento storico del fiume Po.
Lo SFI permette di identificare condizioni “nella norma” (-1< SFI ≤ 1) o di “umidità estrema”(SFI > 2), “umidità severa” (1.5 < SFI ≤ 2), “umidità moderata” (1 < SFI ≤ 1.5), o di “siccità moderata” (-1.5 < SFI ≤ -1) , “siccità severa” (-2 < SFI ≤ -1.5) o “siccità estrema” (SFI ≤ -2).
Indice SFI (1 mese) per le stazioni di Cremona, Borgoforte, Boretto, Piacenza, Pontelagoscuro da ottobre 2021 a dicembre 2022.
Il grafico mostra l’andamento dello SFI calcolato a 1 mese da ottobre 2021 a dicembre 2022 per le principali sezioni di Po. L’indice SFI ha confermato la presenza di siccità idrologica estrema: per la sezione di Pontelagoscuro, tra marzo e luglio 2022, lo SFI è entrato stabilmente nella fascia di siccità severa per poi passare a siccità estrema, con luglio, agosto e settembre che hanno mostrato valori molto inferiori a –3, corrispondenti a condizioni idrologiche eccezionalmente critiche.
Questo andamento è pienamente coerente con le portate minime osservate nello stesso periodo e rappresenta un segnale oggettivo della gravità della crisi idrica, culminata nella risalita del cuneo salino fino a 40 km dalla foce.
Questa persistenza delle anomalie negative sottolinea come le condizioni idrologiche del Po possano risentire delle siccità anche a distanza di mesi, con effetti che si propagano da una stagione all’altra.
Per consultare lo stato di SFI attuale si rimanda all’aggiornamento settimanale.
Idrologia stagionale: asincronia tra disponibilità e necessità
Una criticità ulteriore è la crescente non corrispondenza tra le fasi di apporto idrico e la fase di maggiore domanda. Gli afflussi annuali possono risultare nella norma, ma la distribuzione stagionale penalizza periodi cruciali come la primavera e l’estate.
La conseguenza è una pressione crescente sul sistema di regolazione (invasi, laghi prealpini, derivazioni), che deve compensare carenze concentrate nei mesi più critici.
Va sottolineata anche l’importanza della neve, la quale rappresenta un serbatoio d’acqua temporaneo che, quando nei mesi primaverili ed estivi va incontro a fusione, consente di alimentare i corsi d’acqua e gli invasi collocati alle quote minori, oltre che contribuire alla ricarica delle falde sotterranee. Da ciò, dunque, è facile desumere l’estrema importanza che gli accumuli nevosi ricoprono in un contesto come quello del Distretto del fiume Po, composto per circa il 60% da territorio collinare e montano, e dove, durante il periodo estivo, sono richiesti per i diversi utilizzi ingenti volumi d’acqua. Inoltre, la quantità di neve presente sui rilievi montani nei mesi invernali può fornire delle indicazioni su ciò che, probabilmente, avverrà nei mesi successivi in termini di disponibilità d’acqua, una sua eventuale carenza in questo periodo dell’anno, infatti, può fungere da precursore di condizioni siccitose.
Anche sotto questo punto di vista, quanto avvenuto nel 2022 è emblematico. Infatti, se da un lato le scarse nevicate avvenute nei mesi invernali tra 2021 e 2022 non hanno consentito di stoccare quantità sufficienti di risorsa, dall’altro lato le alte temperature registrate durante il mese di maggio, anche alle alte quote, hanno indotto una rapida e precoce fusione del già esiguo manto nevoso, il quale si è così ulteriormente ridotto su valori pressoché minimi, azzerando in sostanza il contributo della fusione nivale ai deflussi già prima dell’inizio dell’estate meteorologica.
Ecco, dunque, che un oculato monitoraggio delle variabili nivologiche effettuato attraverso un approccio di conoscenza condivisa tra i vari attori competenti in materia, risulta essere necessario.







