NEVE E GHIACCIAI
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La neve come risorsa idrologica strategica nel Distretto del Po
La neve rappresenta una risorsa strategica del sistema idrologico del Distretto del fiume Po. Nelle aree montane – che costituiscono circa il 60% del territorio distrettuale – il manto nevoso svolge la funzione di un vero e proprio serbatoio naturale: accumula acqua durante l’inverno e la rilascia gradualmente durante la primavera e l’estate, contribuendo all’alimentazione dei corsi d’acqua, alla ricarica delle falde e al riempimento degli invasi.
Comprendere in modo accurato quanta acqua sia immagazzinata nella neve e come questa varia nel tempo è quindi essenziale per una gestione consapevole della risorsa idrica, soprattutto in un contesto in cui gli episodi di scarsità si manifestano con crescente frequenza.
Una ricostruzione senza precedenti – mappe di SWE dal 1991 al 2020
In questo quadro si inserisce un importante risultato scientifico ottenuto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, dall’Università di Trento e da Waterjade Srl.
È stato pubblicato su Nature – Scientific Data lo studio congiunto che ricostruisce la distribuzione spaziale dell’equivalente in acqua della neve (Snow Water Equivalent – SWE) a scala giornaliera per il Distretto del Po nel periodo 1991–2021.
L’articolo è reperibile al seguente link: articolo – 30-years (1990-2021) Snow Water Equivalent Dataset in the Po River District, Italy
L’articolo, intitolato “30-years (1991–2021) Snow Water Equivalent Dataset in the Po River District, Italy”, descrive l’approccio metodologico sviluppato da Waterjade Srl con il supporto dell’Università di Trento e dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per ottenere, per la prima volta, una ricostruzione così estesa e dettagliata dello SWE sull’intero territorio montuoso del distretto, con una risoluzione spaziale di 500 m × 500 m.
Lo Snow Water Equivalent (SWE) rappresenta la quantità di acqua contenuta nel manto nevoso: è il volume d’acqua ottenibile dalla fusione completa della neve presente al suolo e viene calcolato come rapporto tra densità della neve e densità dell’acqua (fissata pari a 1000 kg/m3) moltiplicato per l’altezza della neve. Lo SWE costituisce il parametro più rappresentativo per stimare la disponibilità futura di acqua derivante dalla fusione nivale. Per un territorio come il Distretto del Po — dove la neve contribuisce in modo determinante ai deflussi primaverili ed estivi — la conoscenza accurata di questa grandezza è fondamentale per:
– migliorare la modellistica idrologica,
– supportare la gestione delle risorse idriche,
– prevedere possibili condizioni di scarsità.
Lo studio pubblicato su Nature – Scientific Data illustra nel dettaglio:
- la raccolta dei dati utilizzati (osservazioni meteorologiche, dati geomorfologici, dataset satellitari, mappe di copertura nevosa esistenti come quelle di Eurac Research);
- l’insieme delle elaborazioni e simulazioni svolte con strumenti di modellazione avanzati;
- il processo di validazione dei risultati ottenuti.
Si tratta della prima ricostruzione dello SWE nel Distretto del Po così ampia (copertura di tutta l’area montuosa distrettuale), così lunga (30 anni, dal 1991 al 2021), così dettagliata (risoluzione di 500 m × 500 m), e con frequenza giornaliera.
Il dataset risultante è disponibile come serie di mappe raster, una per ogni giorno da ottobre a giugno lungo tutto il periodo analizzato, e rappresenta una base informativa di enorme valore per gli studi idrologici e climatici.
Un aspetto particolarmente significativo del progetto è che l’intero dataset è pubblicamente consultabile e scaricabile tramite il repository dedicato.
Tali dati hanno permesso di ricostruire l’andamento stagionale medio del volume di Snow Water Equivalent (SWE) sull’intero bacino del fiume Po, evidenziando le fasi di accumulo invernale della neve, il massimo stagionale tra fine inverno e inizio primavera e la successiva progressiva fusione nei mesi primaverili, nonché la variabilità interannuale dell’accumulo nevoso.
I risultati di un primo studio sui dati così prodotti, realizzato dall’Università di Trento in collaborazione con l’Università Statale di Portland, mostrano che, nel periodo di riferimento trentennale analizzato, il volume medio annuo di Snow Water Equivalent (SWE) sull’intero distretto del Po è pari a 3,34 miliardi di metri cubi.
L’analisi statistica delle principali metriche di volume (per esempio “SWE massimo”) e di durata del manto nevoso (es. “data di scomparsa della neve”) in funzione della quota, secondo fasce di 500 m, evidenzia che le perdite più marcate di equivalente in acqua della neve si concentrano al di sotto dei 2000 m s.l.m. Al di sotto di questa soglia, infatti, si osserva una riduzione significativa sia dei volumi di neve accumulata sia della durata della copertura nevosa, indicando una diminuzione della capacità di stoccaggio della risorsa e una fusione più precoce del manto nevoso.
Nella fascia tra i 2000 e i 2500 metri le variabili analizzate non mostrano un andamento univoco, infatti, le metriche legate ai volumi di neve evidenziano una tendenza all’aumento, mentre quelle relative alla durata della copertura continuano a evidenziare una contrazione della stagione nivale. Al contrario le quote più elevate (oltre i 2500 m s.l.m.), sembrano mostrare in generale una persistenza della neve più stabile.
(Rigon, R., Wani, J. M., Roati, G., Dall’Amico, M., Di Paolo, F., Tasin, S., and Gleason, K. E.: Analysing long-term (1991-2021) daily records of Snow Water Equivalent in the Po River District, Italy, EGU General Assembly 2025, Vienna, Austria, 27 Apr–2 May 2025, EGU25-12423, https://doi.org/10.5194/egusphere-egu25-12423, 2025).

Variazione percentuale del volume totale d’acqua (per fascia altimetrica) per il periodo 1991–2021. La figura evidenzia il cambiamento nell’ultimo decennio rispetto alla media dei primi due decenni.
Nel complesso, questi risultati mettono in evidenza un cambiamento significativo nelle dinamiche di accumulo e fusione della neve sulle Alpi italiane, sia in termini di quantità di risorsa immagazzinata sia di tempistiche di scomparsa del manto nevoso. Tale combinazione di effetti indica una modifica strutturale del regime idrologico del bacino del fiume Po, con implicazioni rilevanti per la disponibilità e la gestione della risorsa idrica, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico in atto.
Tuttavia, va sottolineato che le analisi realizzate sui dati di SWE sono ancora preliminari e in fase di pubblicazione, dato che in generale la stima dell’equivalente in acqua della neve risulta molto difficile da stimare e valutare, e sono pochi i dati con cui potersi confrontare, sia di SWE che di altezza e densità della neve. In particolare, per quanto riguarda l’incremento di SWE alle quote più alte, questo potrebbe essere dovuto all’utilizzo dei dati di ERA5 nella stima di SWE (Dall’Amico et al., 2025) per compensare la mancanza di dati meteorologici e nivologici in situ, soprattutto per gli anni precedenti al 2000 (da altre ricerche, infatti, si evince che i dati satellitari di ERA5 tendono a sovrastimare il contenuto d’acqua della neve).
Per consultare lo stato di SWE attuale si rimanda all’aggiornamento settimanale.




